Green Float, la città sostenibile sull’acqua

Green-float-citta-futuro

“Una mente libera può pensare e sognare e un’immaginazione non offuscata può vedere molto lontano”. Questo importante concetto caratterizzava la pianificazione delle città ideali a partire dalla fine dell’ottocento; da Fritsch con la sua “Città del futuro”, passando per Howard con le “Garden cities of Tomorrow” e arrivando negli

anni trenta e quaranta del novecento con Le Corbusier, Gropius e Wright, il pensiero utopistico di una città ideale, pensata per riprendere un modello di vita armonico fra uomo e ambiente naturale e alternativo alle carenze delle metropoli odierne, non si è mai fermato, arrivando fino ai giorni nostri con il futuristico progetto di una società giapponese. Green Float, questo il nome della città galleggiante pensata per ospitare dai 10 ai 50mila abitanti, dominata da tecnologie verdi, costruita su una piattaforma in lattice con celle a nido d’ape e libera di navigare sull’oceano Pacifico in prossimità dell’equatore dove non si formano uragani.

Green-float-citta-futuro-b

Contraddistinta da una forma circolare ogni isola potrà unirsi ad altre formando così un agglomerato urbano sempre più ampio; nel centro un grattacielo che si apre in alto come un imbuto e destinato alle abitazioni dei residenti mentre tutto attorno pianure e boschi adibiti alle colture e all’allevamento per garantire una completa autonomia che non mancherà, del resto, anche dal punto di vista energetico includendo il processo di totale riciclaggio dei rifiuti.

Entro il 2025 si partirà con la prima sperimentazione e pare vi siano già i primi acquirenti.

Fonti | LaRepubblica.it 16 novembre 2010 | T. Reiner, Utopia e urbanistica, Marsilio














Elena Bozzola

Elena Bozzola Architetto

Si è laureata quando la parola “sostenibile” la pronunciavano in pochi e lei si ostinava a spedire email sulla tutela ambientale a tutti i suoi amici. L’incontro con Architettura Ecosostenibile è stato un colpo di fulmine. Ama la fatica delle salite in montagna e una buona birra ghiacciata dopo la discesa.