Edifici sostenibili e protocolli di certificazione ambientale nel settore pubblico

protocolli di certificazione ambientale nel settore pubblico

Esplorare il grado di diffusione, asset e modalità di realizzare edifici sostenbili all’interno degli enti pubblici, quali promotori e committenti di opere complesse, è interessante per capire la popolarità le modalità di applicazione dei protocolli energetico ambientali oggi, nel settore pubblico.

Le architette Laura Sandoval Palacios e Laura Lova di “Autentico | architettura e sostenibilità”, studio attivo nella consulenza in materia a ambientale e progettazione sostenibile, hanno recentemente incontrato l’arch. Silvano Arcamone, Responsabile Rigenerazione Urbana e Lavori Pubblici della Direzione Generale dell’Agenzia del Demanio e recentemente insignito del titolo di Ambassador del progetto Building Life di GBC Italia, un progetto che ha l’obiettivo di chiedere l’impegno della Commissione Europea e dei governi nazionali in politiche concrete, per affrontare l’impatto totale delle risorse e delle emissioni di anidride carbonica nel settore edilizio.

Riportiamo qui il confronto avuto con l’architetto Arcamone.

Architette Laura Sandoval Palacios e Laura Lova di Autentico: Ci può raccontare del suo ruolo e della sua esperienza all’interno del progetto Building Life di GBC?

Architetto Silvano Arcamone: Building Life è un progetto che fa capo al World Green Building Council, che mira a supportare e accelerare quelli che sono gli obiettivi del Green Deal europeo. Per quanto riguarda l'Europa sono 10 le nazioni coinvolte in questo progetto, con l’obiettivo di sviluppare una roadmap europea e di identificare quelle azioni prioritarie finalizzate alla decarbonizzazione dell’ambiente costruito entro il 2050, in linea con la carta di Parigi.

La direzione è quella dell’azzeramento dell’impronta di carbonio nell'intero ciclo di vita di un edificio, ma anche mirare ad un attento utilizzo delle materie che compongono l’edificio e ne determinano la vita utile. Su questo si è fatto un lavoro importante legato all'ascolto del settore edilizio: abbiamo intrapreso un processo collaborativo di ascolto degli stakeholders, coinvolgendo progettisti e promotori, a partire dagli attori della finanza che si occupano di sviluppo immobiliare fino alle pubbliche amministrazioni, ascoltando in particolare coloro che si occupano specificatamente di energia.

Operativamente, abbiamo condotto una consultazione con una serie di incontri, quello plenario ha avuto luogo proprio il 25 marzo scorso. Da qui sono venuti fuori una serie di elementi che cercheremo di tradurre all’interno della roadmap di cui parlavamo prima. La discussione è stata ampia, e ne sono emersi chiaramente elementi di forza ed elementi di criticità; dunque adesso siamo a lavoro per filtrare tutte queste informazioni e metterle a sistema, anche in funzione del fatto che è presente, a mio avviso, una cultura ambientale ancora poco evoluta, sulla quale si deve ancora lavorare molto.

building life

LSP & LL: Come ritiene si debba rispondere alla richiesta, normativa e non solo, di fornire edifici pubblici sostenibili oggi, anche in riferimento al suo operato in Agenzia del Demanio?

SA: Oggi la norma ci obbliga ad adottare - per quanto riguarda il pubblico - i Criteri Ambientali Minimi (Criteri Ambientali Minimi). Il Decreto Ministeriale del 2017 sui C.A.M. fornisce infatti sicuramente delle indicazioni, ma è ancora generico, oltre ad essere ormai un decreto di quasi 5 anni fa, e dunque in parte superato. E’ da lì che parte questo percorso, che come Agenzia ci ha portato ad attuare una serie di azioni interpretative e sperimentali per poterli attuare, soprattutto all’inizio. Uno dei primi esempi della sperimentazione attuata sui C.A.M. è il Recupero dell’ex cinema Embassy di Bologna d’adibire ad uffici pubblici, in cui c'è stato un percorso di confronto con gli stakeholders per stabilire le richieste dei requisiti di accesso alla gara, gli elementi capitolari e i criteri premiali. Ci rendemmo subito conto che iniziare a introdurre questi elementi con consapevolezza e competenza all’interno di un appalto pubblico voleva dire generare cultura e attenzione verso una tematica rispetto alla quale prima c’era più indifferenza rispetto ad oggi.

Nel tempo abbiamo cercato di seguire quanto previsto da norme e protocolli, ma abbiamo anche cercato di sviluppare un’azione sperimentale volta a migliorare progressivamente le nostre attività. Infatti, se ripercorriamo a ritroso le esperienze di appalti in Agenzia del Demanio dal 2017 a oggi, si nota che nei requisiti di accesso, nei criteri premiali e nelle previsioni capitolari c’è stata un’evoluzione importante, alla quale si è affiancato un fondamentale impegno di formazione del nostro team. Questa attività è avvenuta sia con corsi all'esterno, ma anche con workshop interni, nel senso che professionalità interne particolarmente formate hanno diffuso competenze all’interno dell’Agenzia grazie a momenti di formazione, scambio e approfondimento. È un percorso in progress e che richiede che ognuno dalla propria parte rimanga attivo su questi temi. Ritengo che la formazione e lo sviluppo di competenze sui temi della sostenibilità edilizia siano fondamentali per poter richiedere ai progettisti e ai costruttori una qualità ambientale elevata nelle loro prestazioni; in estrema sintesi, sono i committenti che pongono una domanda di progetto, e sono dunque loro che possono chiedere e verificare questo livello di qualità ambientale sul progetto pubblico. Questo meccanismo, poi, funziona solo se chi genera la domanda ha anche la competenza e la capacità di verifica dello stesso progetto. Questa è un’attività in evoluzione e che si continua a promuovere con dedizione, convinzione e costanza sempre crescente.

edifici pubblici sostenibili italia

LSP & LL: Cosa ci può dire sull'applicazione dei protocolli di sostenibilità ambientale?

SA: I protocolli che stiamo applicando sono prevalentemente LEED e GBC, con un approccio sperimentale ed innovativo. Sulla base delle esperienze già acquisite, oggi partiamo dall’inizio a prevedere l’applicazione dei protocolli, all’inizio di questo percorso ne abbiamo stabilito l’applicazione anche “in corsa” in aggiunta all’applicazione dei C.A.M..

All’inizio è stato difficile capire in quale maniera strutturarci per poter poi gestire l’applicazione dei protocolli, ma strada facendo le competenze sono cresciute e le idee sono diventate decisamente più chiare.

La nuova Direzione dell’Agenzia ha una sensibilità molto elevata sul tema ambientale e sull’individuare strumenti e metodi per rendere i nostri interventi sempre meno impattanti sul territorio. Proprio in questi giorni, infatti, con il Politecnico di Milano stiamo costruendo delle linee guida di progettazione, con la volontà di spingere sempre più i nostri interventi sull’applicazione dei protocolli. L’orientamento sul tipo di protocollo da applicare è in capo al Responsabile del Procedimento e deve rispondere all’obiettivo generale che ci si vuole dare: i nostri interventi si muovono da una scala urbana come il nuovo parco della giustizia di Bologna, che di fatto prevede il recupero di un comparto urbano strategico della città, ad interventi legati a una scala più essenziale, come la ricostruzione della caserma dei Carabinieri di Visso nelle Marche. È chiaro che l’approccio va sempre, di volta in volta, calibrato e scalato rispetto all’intervento che andiamo a fare. In alcuni casi decidiamo di non intraprendere il percorso di certificazione energetico ambientale per non gravare sulla procedura, anche se sono convinto che una volta acquisite le competenze e rafforzata la filiera, la gestione di certi processi diventi naturale anche per procedure meno rilevanti. Si tratta solo di aspettare che le certificazioni energetico ambientali siano più diffuse e pervasive, e, da parte nostra, si sta agendo per renderle tali.

Ritengo che la chiave del meccanismo sia proprio questa: si deve tendere a far assimilare dei nuovi processi da parte dei nostri responsabili del procedimento affinché l’applicazione di questi protocolli non sia un’eccezione ma una prassi consolidata. Sono convinto che questo sia un investimento sul nostro patrimonio immobiliare, perché un edificio certificato è un edificio che naturalmente ha un valore in più in termini finanziari, ambientali e sociali.

Il patrimonio costruito del nostro paese avrà maggior valore se vi si trovano edifici certificati.

Se da un lato abbiamo raggiunto un buon livello di interiorizzazione delle strategie di sostenibilità all’interno del processo progettuale ed esecutivo, per contro dobbiamo fare i conti con l'operatività dell’edificio e con gli utilizzatori delle strutture, che ad oggi sono ancora, in molti casi, disattenti a queste tematiche, ciò rischia di rendere vano tutto lo sforzo impiegato in fase progettuale ed esecutiva. Se non c’è un corretto utilizzo del bene dal punto di vista energetico-ambientale, a parer mio, dovrebbe essere revocato lo status di “green building”, proprio perché viene a mancare il valore che questi edifici dovrebbero garantire. E purtroppo di casi del genere ne notiamo tantissimi.

green deal europeo

LSP & LL: Sono molteplici gli aspetti positivi delle pratiche di green building ed è chiaro che non c’è altro modo di concepire il nostro settore nell’attualità e nel futuro. Tuttavia, come consulenti sui temi di sostenibilità ambientale ci scontriamo di frequente con delle barriere di resistenza al cambiamento verde. Per questo le chiedo: quali sono secondo lei gli aspetti di debolezza di certificare gli edifici attraverso i protocolli? Molti credono che la principale problematica sia l’aspetto economico, è davvero così?

SA: Come ogni novità i protocolli comportano un costo in più nella fase iniziale, e comporteranno un costo aggiuntivo fino a che non diventeranno la normalità. In questo periodo storico, stiamo vedendo che i prezzi schizzano un po’ in ogni ambito ormai, ma ritengo anche che i costi “sull’ambiente” sono proprio quelli che dovremmo sentirci di affrontare, sentirli nostri, perché sono un investimento sul futuro e, badi, lo dico senza fare demagogia. Anche tralasciando la situazione odierna, tra pandemia e guerra, è innegabile: i costi ci sono, ma ci sono perché a tempo debito non abbiamo sviluppato adeguatamente strategie, tecnologie e conoscenze o ricerca nel settore. Se nel prossimo futuro, meglio sin da ora, sviluppiamo una strategia energetica chiara, e possibilmente indipendente da Stati canaglia, investendo in maniera coerente, compatta e continuativa nel settore, è certo che i costi si appiattiranno e soprattutto la terra inizierà a respirare.

Lo sforzo è vedere l’iniziale costo maggiore come un investimento pubblico, esso è di fatto un investimento sulla qualità del progetto e dell’opera, con miglioramento sui risparmi che genererà sull’edificio in fase di utilizzo. Sarà maggiormente performante, verranno risparmiati costi energetici e di gestione incrementando il suo valore sul mercato, rispetto ad un altro edificio diversamente realizzato. Per cui, dire che costruire un edificio seguendo i protocolli costa di più, significa fermarsi a una sommaria e insufficiente valutazione dell’investimento sull’immobile. Una compiuta valutazione dell’investimento immobiliare attuato con protocolli, già oggi, ci informa della convenienza, anche economico-finanziaria dell’operazione.

Bisogna poi rendersi conto che quell’investimento non è nulla rispetto al valore che genera la qualità progettuale. Dobbiamo guardare al problema con lo sguardo più lungo possibile, e dobbiamo avere chiaro che, nel nostro settore, le cose funzionano se tutta la filiera si allinea: dalle pubbliche amministrazioni, che hanno un ruolo strategico, al mondo dei progettisti, degli esecutori e dei produttori. Tutti devono fare la propria parte.

Le pubbliche amministrazioni hanno un ruolo fondamentale come promotori, soprattutto quelle di dimensioni più grandi con maggiori possibilità di potersi strutturare: è lì che si stabiliscono le regole, gli obiettivi di qualità del percorso. Se la verifica dei C.A.M. è applicata come una pura formalità, come una clausola da inserire tra le tante nel bando di gara, tutto questo sforzo, anche del legislatore, risulta inutile. Se, invece, si costruisce la domanda di progetto con dei requisiti e consulenze specifiche, con degli obiettivi chiave misurati in base all’intervento e con una politica di gestione di questi edifici, è chiaro che si inizia a costringere tutta la filiera ad allinearsi e trarne valore. Questo è sicuramente un punto su cui lavorare, che parte dalla domanda delle pubbliche amministrazioni, frutto necessariamente dalla consapevolezza che ci troviamo di fronte ad una cosa importante, una sfida reale per la nostra generazione e quelle future.

Questo percorso evolutivo, è un percorso che abbiamo già constatato nel mondo della digitalizzazione, del BIM: oggi è una pratica comune soprattutto nel mondo della progettazione, adesso sta’ pervadendo anche il mondo delle costruzioni, in rapido allineamento.

Alla base di ogni scelta ci deve essere la sensibilità culturale, il riconoscimento del valore e la consapevolezza di partecipare a un percorso virtuoso, necessario e responsabile per le nostre comunità.